TRUMP e la guerra dei dazi in europa

TRUMP e la guerra dei dazi in europa

Donald Trump non fa in tempo a chiudere la partita dei dazi con la Cina che è già pronto ad aprire un nuovo fronte di guerra con l’Europa. Dopo aver sancito, sabato scorso al G20 di Osaka, la ‘pax’ commerciale con Pechino, il presidente Usa torna a fare pressione sulla Ue e minaccia nuove tariffe su altri 89 articoli (tra cui formaggi, pasta, olive, salsicce, prosciutti e scotch whiskey) per un valore commerciale annuale di 4 miliardi di dollari, con il rischio di assestare un ulteriore duro colpo al made in Italy. La disputa s’inquadra nell’ambito dello scontro legato ai sussidi pubblici europei ad Airbus, rivale dell’americana Boeing, per cui è attesa la sentenza dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. L’entusiasmo dei listini europei per la tregua tra Washington e Pechino si è quindi smorzato e le Borse hanno chiuso in cauto rialzo.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha continuato a scendere e ha chiuso in netto calo a 221 punti base, dieci in meno rispetto alla chiusura di ieri, segnando i minimi da un anno. Stesso livello per il rendimento del decennale, all’1,84% (i minimi da giugno 2018). Gli investitori scommettono su un accordo tra Roma e Bruxelles per evitare all’Italia la procedura d’infrazione per deficit eccessivo, dopo la correzione ai conti pubblici da oltre 7 miliardi di euro decisa al Cdm di ieri. Sul fronte dei cambi, l’euro ha perso terreno sul biglietto verde e ha chiuso sotto quota 1,13 dollari a 1,1295.

L’ottimismo non ha abbandonato invece il presidente Usa, che ha festeggiato su Twitter il dato del National bureau of economic research secondo cui l’economia statunitense è entrata nel suo 121esimo mese di espansione consecutivo (la striscia piu’ lunga nella storia del paese) “L’economia non è mai andata cosi’ bene!- ha scritto Trump – ma a malapena le fake news mi danno credito per questo”. Intanto, da Vienna, l’Opec Plus ha approvato l’estensione dei tagli alla produzione di petrolio per altri nove mesi. L’intervento, ha spiegato il cartello in una nota, si protrarrà fino al 31 marzo 2020. Nel comunicato non c’è un accenno alla quantità di barili di petrolio ma si fa riferimento alle decisioni prese a dicembre 2018. In quella occasione, i Paesi produttori decisero di ridurre la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno. Il prossimo meeting è stato fissato il 6 dicembre. Secondo quanto riportato da Bloomberg, comunque, Libia, Iran e Venezuela sono stati esentati dai tagli alla produzione di greggio.

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